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Traduzione Decreto

  • TRADUZIONE DEL TESTO ORIGINALE


    a cura del Dott. Alfredo Vassallo

    Revisone Padre Antonino Licciardi

    Francesco, per grazia di Dio e della Sede Apostolica Arcivescovo di Monreale e abate della stessa Città e Signore della giurisdizione, Supremo Inquisitore del popolo e Consigliere Regio in questo Regno di Sicilia.

    In questi tempi i Monaci Cistercensi, dopo aver chiesto il permesso al clementissimo nostro Re Ferdinando III, ebbero in animo di lasciare il Monastero di Santa Maria detta di Altofonte, a loro concesso, un tempo magnificamente costruito e dotato dal Re Federico II.


    Questo fu il motivo per cui, essendosi moltiplicate sensibilmente le abitazioni, il Parco prese le dimensioni di una cittadina, anche dopo tre secoli dalla sua fondazione. In quel tempo ai coloni, che vivevano lì sparsi, i sacramenti venivano portati da Monreale; poi, per il gran numero di abitanti, uno degli stessi monaci provvisoriamente fu scelto come curato, per volontà dell’Arcivescovo di Monreale, per somministrare loro i sacramenti.

    Avendo accolto favorevolmente le loro preghiere, il Re stesso acconsentì per la sua misericordia, affinché quei confratelli religiosi si ritirassero nell’altro monastero di Santa Maria di Roccamadore nel Municipio Messinese di Santa Domenica o Tremestieri, dotato di una rendita abbastanza ricca da provvedere ad entrambe le famiglie.

    Inoltre, affinché da ciò non derivasse qualche danno alle anime di quella cittadina, per mezzo di un suo Diploma Regio emanato ad Ercolano nel Regno di Napoli il 18 dicembre dell’anno precedente, il 1767, ordinò che nello stesso tempo la Chiesa del predetto Monastero fosse eretta a Parrocchia.

    Quindi, per l’ottimale amministrazione di questa Parrocchia, al posto dei monaci che andavano via, con grandissima generosità volle, come sostituti, un Parroco e tre Cappellani insieme con un Aiutante, e lo stesso con l’incarico di suonare i sacri strumenti musicali in occasione di tutte e singole funzioni ecclesiastiche; e volle che fossero persone del clero secolare, apprezzate per integrità di vita e di costumi e per dottrina, e ordinò che la loro presentazione, avvenendo nel periodo in cui l’Abbazia era vacante, fosse fatta a noi per mezzo del suo Regio Ministro quale amministratore generale della stessa Abbazia, e che fossero esibiti gli atti.

    Fece inoltre un’assegnazione perpetua degli stessi proventi che l’abate commendatario spendeva nel mantenere i monaci sui redditi dell’Abbazia Regale, e cioè: al Reverendissimo Parroco settanta monete auree o once di moneta Sicula ogni anno, ai tre cappellani quaranta once annue ciascuno e all’Aiutante dodici once annue. Riservò a sé e ai suoi augustissimi successori il diritto di presentare a Noi, in qualsiasi occasione di vacanza, il Parroco successore e i Cappellani successori e l’Aiutante, lasciando a Noi e ai nostri successori il potere di conferire la nomina, dopo un previo esame, all’uno e agli altri, come si può vedere più chiaramente nel lodato Diploma regio.

    Perciò desiderando provvedere alla salvezza delle anime, e soddisfare l’esimia misericordia del Nostro Re, dopo aver invocato il nome di Nostro Signore Gesù Cristo e la protezione in ogni situazione efficacissima di Sua Madre sempre Vergine, la citata Chiesa intitolata a Santa Maria di Altofonte nella città di Parco, che fino ad ora temporaneamente in modo precario esisteva a guisa di Parrocchia sotto la cura e il governo dei Monaci Cistercensi dell’ordine di San Bernardo, con la nostra autorità ordinaria, che esercitiamo, e in ogni altro miglior modo, per mezzo di questa nostra lettera erigiamo, costituiamo, confermiamo in Parrocchia, e vogliamo e dichiariamo eretta e confermata in perpetuo.

    E poiché nella stessa chiesa niente manca per amministrare i sacramenti secondo i riti e per custodirli in maniera decorosa, ordiniamo che il Sacramento della Santissima Eucaristia presso l’altare maggiore, il fonte Battesimale, gli oli santi e le altre cose di questo genere, che spettano alla Chiesa Parrocchiale, siano conservati e onorati.

    Alla predetta Chiesa, ovvero eretta e confermata a Parrocchia, concediamo tutti i diritti, i privilegi, le immunità, gli ornamenti e le insegne che secondo il diritto competono alle Parrocchie, e stabiliamo che dalla stessa siano godute liberamente in futuro con assegnazioni annue al Parroco, ai Cappellani e all’Aiutante da parte della liberalità e misericordia del nostro Re descritte nel ricordato Diploma Regio, e gli altri proventi, elemosine e tutte le offerte concesse e permesse dai sacri canoni per la cura delle anime.

    Per questo motivo, tutte le volte che capiterà di trovarsi vacante, riserviamo, confermiamo, riconosciamo e dichiariamo al nostro augustissimo Re, e ai suoi eredi e successori, il diritto regio di Patronato di nominare e presentare, nella stessa Chiesa, il Parroco, i Cappellani e l’Aiutante, entro il legittimo spazio di tempo prescritto dal Concilio di Trento e dalla Costituzione di San Pio V, previa tuttavia la conferma e la canonica istituzione, che dovrà esser fatta da Noi e dai nostri successori. Così, fatti sempre salvi i rimanenti diritti arcivescovili, erigiamo e riserviamo.

    A garanzia di ciò, a perpetua memoria dell’ evento, ordiniamo che questa lettera, sottoscritta di nostro pugno e munita del nostro sigillo, sia consegnata per mezzo del nostro.

    Cancelliere sottoscritto.

    Monreale 5 aprile 1768

    Francesco Arcivescovo di Monreale

    Don Domenico Pensato Cancelliere.

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